domenica 5 maggio 2013

PIERCING

 

Lo scopo principale era quello di distinguere i ruoli assunti da ogni membro all'interno della tribù al fine di regolare i rapporti tra i vari individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo immediatamente palese tutta una serie di informazioni sull'individuo e sul suo rapporto con il gruppo di appartenenza. Molte sono le "storie del piercing" che circolano su Internet riguardo alle presunte origini di ogni singolo tipo di piercing, in qualche caso si tratta di origini fantasiose, dovute all'immaginazione di Doug Malloy, pioniere del piercing moderno. La rinascita di quest’ultimo deve molto ad alcuni personaggi come Doug Malloy (Richard Simonton), Mr. Sebastian (Alan Oversby), Fakir Musafar (Roland Loomis) e Jim Ward. Si deve a loro l'impegno nella diffusione della pratica, nella realizzazione della gioielleria per piercing e nella definizione di metodi e tempi di guarigione. Nel mondo occidentale, di fatto, la pratica ha iniziato a diffondersi in seno alla comunità del tatuaggio. Spesso persone pesantemente tatuate hanno preso a forarsi anche lobi, narici, capezzoli e genitali.
La pratica era, inoltre, inizialmente diffusa tra coloro che partecipavano a rituali con pratiche erotiche, o facevano parte di comunità gay statunitensi. Successivamente, il piercing è stato praticato  dalle sottoculture giovanili. Tra i primi ad utilizzare la perforazione di lobi e narici sono stati gli hippy, tra gli anni sessanta e settanta. A fine anni settanta inizi anni ottanta, la pratica è divenuta di uso comune tra punk e goth. Tra la fine degli anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, infine, soprattutto nell'area industriale, si sono diffusi anche piercing più estremi e intimi come quello  all’ombelico, ai capezzoli e ai genitali. Negli ultimi due decenni il piercing è uscito via via dall'underground per divenire pratica comune anche tra i giovani, i musicisti, le modelle, gli attori. Sono oggi molto comuni piercing a lobi, sopracciglio, narici, labbro, lingua, ombelico. Meno comuni quelli a capezzoli e genitali. Uno degli aspetti tipici che si affrontano nel parlare di questa pratica sono le condizioni igieniche nelle quali operarla e le accortezze indispensabili a evitare la contrazione di malattie e infezioni. Andrebbero utilizzati solo strumenti sterilizzati. Le zone più delicate dove fare il piercing sono genitali e superfici cutanee eccessivamente lisce. Un'eventuale infezione, causando la penetrazione di batteri infettivi nel corpo, potrebbe compromettere l'attività di cuore, reni e fegato. Una malattia molto pericolosa che si potrebbe contrarre tramite il piercing in condizioni igieniche non idonee è l'epatite, se gli strumenti non sono correttamente sterilizzati. Alcuni piercing sono sospettati di provocare, a lungo andare, danni lievi o gravi all'organismo. È stato messo sotto accusa il piercing alla lingua, perché, secondo alcune ricerche dell'Università di Buffalo, provocherebbe deformazioni e danni ai denti, infezioni e ascessi a denti e bocca. La maggior parte dei piercing non provocano forte dolore al momento della foratura, è il periodo di guarigione, come ad esempio nel caso della lingua, a provocare fastidi e gonfiori. Le motivazioni che spingono a sottoporsi alla pratica del piercing possono essere le più disparate. Molte persone vi si sottopongono per un puro fattore estetico, per marcare l’appartenenza ad un gruppo sociale, etnico, religioso o ad una sottocultura. Uno dei fattori che ha contribuito in grande misura alla diffusione del revival moderno del piercing è rappresentato dallo stimolo erotico: i piercing praticati su zone erogene - capezzoli o genitali - una volta guariti, rappresentano un continuo stimolo e aumentano la sensibilità della zona. Il piercing al capezzolo, in particolare, viene talvolta praticato successivamente ad una operazione plastica al seno, in seguito alla quale la sensibilità del capezzolo può diminuire.
 
Giuseppe Distaso (classe 1^ B)
 
 
 
 

 

 




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