giovedì 9 maggio 2013

TERRORE A PALAZZO CHIGI





Il gesto isolato di una persona lucida, che voleva compiere un’azione eclatante ma non un pazzo, secondo gli investigatori. Non sarebbe stato mandato lì da nessuno e non farebbe  parte di alcuna organizzazione l’uomo che ha sparato in faccia a un carabiniere, davanti a Palazzo Chigi, alle 11.20 del 28 aprile, mentre al Quirinale, il governo Letta giurava nelle mani del Presidente della Repubblica.
Il brigadiere Giuseppe Giangrande, che era lì per transennare la piazza, è caduto a terra in mezzo alla folla inorridita. Trasportato in ospedale in codice rosso, è stato operato e ha subito una lesione alla colonna vertebrale, anche se sopravvivrà. L’altro carabiniere è stato colpito a una gamba. Ferito lievemente anche un bambino di 3 anni, quando
il suo passeggino si è ribaltato mentre il padre tentava di riparare il figlio dopo aver visto l’attentatore sollevare la canna della pistola a due metri da lui e iniziare a sparare. 
L’autore del gesto è stato fermato dai carabinieri subito dopo il fatto. E’ Luigi Preiti, un calabrese di 49 anni, muratore. Faceva una vita dura, aveva perso il lavoro e la moglie e non vedeva più il figlio. Aveva problemi economici. Il procuratore Laviani ha riferito che ha confessato tutto e che la sua intenzione era quella di sparare ai politici, ma non vedendoli arrivare, alla fine, ha sparato contro chi rappresentava le istituzioni, ossia i carabinieri. 
Preiti risulta residente ad Alessandria ma di fatto è domiciliato a Rosarno. Era tornato a vivere in Calabria con i genitori dopo il suo divorzio.  A Roma, era arrivato sabato in treno. Aveva dormito in un albergo della capitale, l'Hotel Concordia. Aria da insospettabile, durante l’interrogatorio ha mantenuto una sorprendente lucidità. Indossava un completo blu e a chi, quella mattina, lo ha incrociato, è sembrata una persona distinta e sicuramente non pericolosa, tutto il contrario, insomma, di ciò che si è rilevato solo qualche minuto più tardi.

Savino Leonetti (Classe 2^ B)

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